Wine and Books – Nozze di aromi ed amorosi sensi tra la passione portoghese di Gojer e la lirica di Machado

IMG_3810(A cura di Paolo d’Abramo) – Estate e cene in terrazza ma l’abbinamento che proporrò questa volta può essere con entusiasmo replicato davanti al caminetto, rappresenta per me una delle più felici riscoperte degli ultimi tempi, la somma delle due opere d’arte, enoica e letteraria è superiore ai valori delle singole stelle in gioco. Subito per dirvi che nel corso dell’estate il PIPA XI di Franz Gojer si è unito alla lettura di Antonio Machado, Proverbios y cantares, introduzione e traduzione a cura di Claudio Rendina, Newton Compton, prima edizione 1971. In particolare “Caminante, son tus huellas/El camino y nada mas,/caminante, no hay camino,/se hace camino al andar…/ O viandante, sono le tue orme/Le sole cose che formano il sentiero;/o viandante non esiste sentiero,/il sentiero viene fuori mentre/vai…

Gojer è produttore nella zona autoctona del Santa Maddalena in Alto Adige, attivo dagli anni ’70 e considerato uno dei simboli della produzione di qualità anche grazie all’impiego delle cultivar autoctone sudtirolesi del Lagrein e della Schiava.  Terreni morenici e di bonifica, sui primi a Santa Maddalena prendono eleganza le uve destinate alla vinificazione in bianco, il Lagrein invece vive il microclima della zona dei Piani di Bolzano e a Gries. I terreni, costituiti da depositi detritici dei fiumi Talvera ed Isarco, sono caldi e ben aerati. Il metodo di coltivazione è a pergola, con circa 4.500 viti per ettaro. L’esposizione a sud ed una selezione attenta garantiscono l’ottima qualità della produzione. “Todo pasa y todo queda/pero lo nuestro es pasar,/ pasar haciendo caminos,/ caminos sobre el mar..” Ebbene noi abbiamo affrontato, per tutto il pasto di salumi stagionati, pesce affumicato, formaggi erborinati, la grazia prorompente del PIPA XI 2011, un Lagrein creato per il dessert ma che noi blasfemi abbiamo posseduto convivendo la sensualità e la passione d’un rosso alla moda del Porto. E’ proprio così. il succo di uva viene, infatti, lavorato seguendo i principi del vino liquoroso, vino fortificato. Non si può chiamarlo Porto, termine protetto dalla denominazione d’origine dell’Istituto del vino Porto in Portogallo” ed il nome PIPA richiama quello delle botti di forma conica da 550 a 630 litri di capacità ed impiegate proprio per l’affinamento del Porto, da Oporto, alla foce del Douro sulla Costa Atlantica, per un viaggio sull’Atlantico, quel percorso che costruisce l’esperienza del viandante di Machado, similitudine e metafora insieme, un viaggio spazio/temporale del vino Lagrein, in questo caso durante la fermentazione rilascia un piacevolissimo aroma di ciliegia che si conserva intatto grazie all’aggiunta di Brandy. Il risultato finale è un vino con un grado alcolico pari a 19° e circa 100 grammi di residuo zuccherino. Dopo un’accurata macerazione in botte di legno aperta e otto mesi di affinamento nella botte PIPA, il risultato è un vino da dessert piacevolmente dolce e con sentori di ciliegia, che si abbina perfettamente a tutti i tipi di cioccolato e dessert. Solo per cioccolato e dessert ? NO !  La ciliegia con il tempo, tra legno e bottiglia si trasforma, è vero, i tannini si fanno più dolci ma resta un sentimento frammisto di alcol, acido ( beh…guardate la latitudine…), struttura ed aromi che rimandano ad ombre d’un lieve speziato che fanno del PIPA XI un vino complesso, presenti almeno tre serie aromatiche, evoluzione lenta e costante, colore che resta fortissimo di carica antocianina, il rosso di malavoglia si trasforma in granato, ma resta rosso carico di passione enoica. Orbene, Un perfezionista Gojer, che dagli anni 2000 ha colto i suggerimenti amichevoli del proprietario della Cantina portoghese Quinta do Tedo, consulente e amico. Ed anche per  Machado è nota la tendenza del poeta ai rimaneggiamenti delle opere, correzioni, revisioni alla ricerca dell’obiettivo reale, parole e pensieri.

Dopo oltre un decennio di sperimentazione, si è arrivati alla fine al PIPA. “Adesso esiste ufficialmente anche da noi in Alto Adige il primo vino locale prodotto seguendo il sistema del vino Porto e che presenta anche le stesse caratteristiche al palato. Non possiamo però chiamarlo vino Porto, perché il termine è protetto Tutto ha avuto inizio dopo un viaggio nella valle del Douro all’inizio degli anni ’90 e con un sogno che Franz Gojer ha sempre cullato e che ora si è finalmente realizzato: produrre un proprio vino liquoroso con le stesse uve impiegate anche per il suo Lagrein. “Per il PIPA utilizziamo Lagrein, perché durante la fermentazione rilascia un piacevolissimo aroma di ciliegia che si conserva intatto grazie all’aggiunta di Brandy. Il risultato finale è un vino con un grado alcolico pari a 19° e circa 100 grammi di residuo zuccherino”. Dopo un’accurata macerazione in botte di legno aperta e otto mesi di affinamento nella botte, nella Pipa, il risultato è un vino da dessert piacevolmente dolce e con sentori di ciliegia, che si abbina perfettamente a tutti i tipi di cioccolato e dessert. “Caminante, no hay camino se hace camino al andar. Viandante non c’è un cammino la via si fa con l’andare…” Al andar se hace camino y al volver la vista atrás se ve la senda que nunca se ha de volver a pisar. Caminante no hay camino sino estelas en la mar… Voltando indietro lo sguardo si vede il sentiero che mai si tornerà a calcare, viandante non c’è una via ma una scia sul mare”…Dal 2000 Franz Gojer ha potuto avvalersi dei consigli del proprietario della Cantina portoghese Quinta do Tedo che, in veste di consulente e amico, ha dispensato perle di saggezza ed intuizioni al produttore altoatesino. I metodi di lavorazione sono quelli del Porto classico, l’utilizzo di Lagrein e la ricerca raffinata dell’equilibrio tra tannini, zuccheri, alcol ed aromi naturali sviluppati dalle uve, dal vino, formano la magia.. Anche l’etichetta è di “produzione propria”, su fondo bianco, figure che sembrano essere l’evoluzione a mezzo tra Kolomon Moore e Grosz. La caricatura sull’etichetta è stata disegnata da un compagno di scuola del figlio di Franz, Florian Gojer.

pdaPaolo d’Abramo, biologo e giornalista, è Specialista in Viticoltura ed Enologia, in più si fa vanto d’una base di studi umanistici. Nella vita, ha praticato – ed in parte ancora frequenta – il mondo della Ricerca e quello dell’Industria, il palcoscenico, gli stadi (che frequenta ancora con alterne emozioni), le redazioni e le aule delle scuole. Proprio in queste ultime ha compreso nel tempo, che, coltivando le emozioni proprie ed altrui, può simultaneamente muoversi, parlare, scrivere, approfondire e suscitare eventuali curiosità in soggetti che, tendenzialmente, dovrebbero essere obbligati o indotti dalla presunta piacevolezza dei suoi modi, a seguirlo. Ma continua anche a coltivare quasi tutte le passioni originali e quindi scrive e parla per interlocutori che decidono spontaneamente di concedergli –  benevolmente -  attenzione.

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